Massimo Giorgetti ha scritto un breve ricordo che volentieri pubblichiamo.

27 LUGLIO 2017

Non è un giorno qualunque.

 

27 luglio del 1997. Una colata di neve bagnata travolge Matteo, Nicola e Walter mentre stanno salendo lo Sperone Frendo all’ Aguille du Midi nel gruppo del Monte Bianco.
Sono passati venti anni da quella data che per molti di noi è davvero diventata uno spartiacque.

 

Quei giorni di luglio

Prima della partenza le chiacchiere in sede, in via Veronelli. Lo sperone Frendo… Una bella via nei progetti di tanti. Nicola, Walter e Matteo che decidono di partire (venerdì 25).
Poi il viaggio, l’ avvicinamento (sabato 26) e, all’ indomani, la salita (domenica 27).
Dopo un silenzio preoccupante, l’ allarme, le ricerche e il ritrovamento con la notizia che raggiunge ciascuno di noi in tempi e modi diversi (lunedì 28).

L’ultimo saluto a Sesto con la camera ardente e la veglia nella sede del CAI (mercoledì 30); all’ indomani le esequie con la commemorazione per Matteo e i funerali in chiesa, a San Giuseppe Artigiano a Sesto per Nicola e, per Walter, a Castello.
Davvero una marea di gente.

Amici

Non so quanti dei soci attuali della nostra sezione conoscano la vicenda.
Per noi che li abbiamo conosciuti sembra davvero soltanto ieri e, anche se le cose col tempo “un po’ si sfumano”, tutto è ancora vivissimo e nonostante la loro comune allergia all’ ufficialità li ricordiamo.
Tutti e tre grandi appassionati, esperti (anche Matteo, nonostante la giovanissima età) e prudenti.
Tutti e tre persone impegnate: nel lavoro o nello studio, nel sociale, nelle politica e nel sindacato, nello sport, con gli amici e la famiglia.

Nicola, Walter e Matteo.
Sono entrati a far parte nella mia vita in quest’ ordine.
Nicola lo conobbi frequentando un corso di alpinismo. Fra gli allievi c’ erano anche Moreno (Giorgetti) e Vero (Masoni). Iniziò così la nostra amicizia.
Walter invece si presentò in sezione una sera d’ estate, con Gabriella, prima di partire per le ferie, per associarsi al CAI.
Matteo arrivò una sera, accompagnato dai sui genitori, in cerca di qualcun con cui condividere la passione per la montagna e le arrampicate. Era poco più che un ragazzo.

Sono stato amico di tutti e tre, ma il legame più forte e profondo è stato quello con Nicola grazie anche al tempo, che negli anni, abbiamo potuto condividere: in montagna e nella vita quotidiana, legati assieme da una amicizia davvero profonda. Di quelle rare.
Animati da una grande curiosità, liberi. Fraterni. Una bella intesa. Un sorriso scambiato al volo senza parole. Lo stupore. E la voglia di senso…

Un tempo in cui si cresce, arricchiti dalle diversità dell’ altro, specchiandosi e scoprendosi in profondità uguali perché diversi.
La scelta della montagna, dell’arrampicata come occasione di scoperta del mondo, degli altri, di sé, di arricchimento, consapevoli anche del rischio, disposti ad accettarlo.
E la cima, non necessariamente la vetta. Sempre luogo magico. Un asse verticale.
Una passione grande con tante altre passioni trasversali, a tutto campo. Non una fuga dal mondo ma un viaggio nel mondo e dentro di noi.
Ricordando che frequentando la montagna si trova solo quello che si porta e non si torna migliori.

Agosto 1997. A Ussita (Monti Sibillini) visito una mostra sull’ alpinismo invernale sui Sibillini. Leggo le parole che Paola Gigliotti ha dedicato al marito Massimo Marchini, compagno di vita e di tante ascensioni, scomparso nel 1990.
Una chiave per aprire la porta del dolore e andare oltre.
Da allora per me sono il ricordo dei ragazzi.

Dopo tanto girare avevamo capito
di aver fatto un bellissimo viaggio dentro noi stessi.
La vita stessa è un viaggio:
c’è un tempo per camminare soli,
un tempo per camminare affiancati e, infine,
un tempo in cui uno deve andare davanti all’altro.
L’importante è sapere dove si deve arrivare
accettando di continuare l’avventura della vita.

Paola Gigliotti,
“cammino scavalcato”,
ricordo di Massimo Marchini.