La Montagna come esplorazione permanente
Gli aspetti storici e naturalistici dell’esplorazione scientifica sulle Alpi
Atti del seminario svoltosi al Polo scientifico dell’Università degli Studi di Firenze il 12 e il 19 ottobre 2002
Volume curato dalla sezione di Sesto Fiorentino del C.A.I. e pubblicato dalla Regione Toscana

INTRODUZIONE
Dalla lettura dei testi di storia dell’alpinismo emerge che l’attività scientifica e di ricerca costituì, a partire dal XVI secolo, il motore principale per la frequentazione e l’esplorazione della Montagna e degli altri ambienti naturali; in particolare l’esplorazione sistematica delle Alpi, da parte di naturalisti e scienziati, iniziò nel settecento e i risultati di questa attività furono oggetto di diverse pubblicazioni. In primo piano soprattutto i francesi, gli svizzeri e gli inglesi che, con motivazioni prevalentemente scientifiche, iniziarono a salire picchi e vette alpine.
Anche un non addetto ai lavori ha la possibilità di entrare in contatto con i nomi dei primi grandi esploratori e scienziati, grazie alle immagini qui pubblicate; uno in particolare colpisce l’attenzione: si tratta di H.B. de Saussure, naturalista ginevrino, il quale fu uno dei maggiori artefici per la conquista del Monte Bianco avvenuta, per opera di Balmat e Paccard, l’8 agosto 1786. L’attività di ricerca proseguì in maniera costante nei due secoli successivi ma a partire da metà Ottocento cominciò a farsi strada il puro piacere della conquista. In questo periodo si costituirono in Europa associazioni e club (1857 – Inghilterra – Alpine Club, 1862 – Austria – Österreiches Alpenverein, 1863 – Svizzera – Club Alpin Suisse) che riunivano scienziati, alpinisti o semplici appassionati che condividevano il piacere di andare in montagna.
Nel 1863, anche l’Italia ebbe il suo Club Alpino; fu fondato ufficialmente il 23 ottobre 1863 nel Castello del Valentino in Torino, alla presenza di circa 200 appassionati di montagna provenienti da diverse località italiane; fu il coronamento di un’idea maturata, in agosto, sulla vetta del Monviso, in Quintino Sella, scienziato e statista biellese, ed altri amici. Analogamente a quanto accaduto nelle altre nazioni europee anche l’associazione alpinistica italiana comprendeva al suo interno personaggi autorevoli, studiosi, agiati professionisti, benestanti e scienziati insieme a guide alpine ed amanti di escursioni.
L’articolo 2 dello Statuto costitutivo spiegava chiaramente gli intenti della nuova associazione: «[…]il Club Alpino ha per iscopo di far conoscere le montagne, più precisamente le Italiane, e di agevolarvi le escursioni, le salite e le esplorazioni scientifiche».
Il 14 luglio 1865 una cordata di sette alpinisti capitanata dall’inglese Wymper conquistò il Cervino. Il trionfo fu offuscato da una disgrazia: durante la discesa, in seguito ad una caduta, morirono quattro alpinisti. Wymper era un incisore britannico giunto all’alpinismo per motivi di lavoro ma che presto scoprì il piacere della conquista delle più alte vette. In corsa con lui, per il successo finale, era Tyndall, uno scienziato inglese che sarebbe a breve diventato presidente dell’Alpine Club. Proprio in Inghilterra, in questo momento storico, si verificò una scissione netta tra alpinisti e scienziati. Situazioni analoghe si manifestarono anche in altri paesi dell’arco alpino dove andò affermandosi una vera e propria corsa per la conquista delle vette, alla ricerca del successo, e la spinta scientifica, di esplorazione e ricerca, perse progressivamente di importanza.
Questa situazione fu sentita solo marginalmente qui in Italia dove il Club Alpino continuò, in pari misura, l’attività alpinistica e l’attività scientifica.
La formalizzazione ufficiale dell’interesse del Club Alpino Italiano per gli aspetti scientifici della montagna avvenne, però, solo nel 1931, quando il prof. Ardito Desio creò un gruppo apposito denominato Comitato Scientifico Centrale, di cui fu egli stesso il primo presidente. Ancora oggi, a quasi 140 anni dalla sua fondazione, lo statuto del CAI, all’articolo 1, afferma che scopo del sodalizio è: «…promuovere l’alpinismo in ogni sua manifestazione e la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente quelle italiane ».
Il Comitato Scientifico Centrale svolge tuttora un ruolo di rilievo nel campo della ricerca grazie all’attività di scienziati e studiosi; tale attività si inserisce nel panorama generale della ricerca sugli ambienti montani portato avanti da università, da altri enti o istituzioni, da altre associazioni.
Il comitato opera, a livello nazionale anche con un’importante attività formativa, rivolta alla preparazione di personale qualificato da impiegare nell’attività periferica delle sezioni, ed una altrettanto importante attività divulgativa sul territorio nazionale. Questo aspetto è di grande rilievo considerato che, col passare degli anni, è andato progressivamente riducendosi, nelle sezioni, l’impegno verso l’educazione e la formazione dei soci sugli aspetti naturalistici e sulle tematiche ambientali; non di rado gli unici momenti didattici si verificano nei diversi corsi tecnici di formazione svolti in sezione.
A livello periferico, tranne qualche raro episodio lasciato alla volontà delle singole sezioni, l’attività scientifica è spesso inesistente, ignorata o, al massimo, ritenuta di secondo piano.
Per questo motivo, in seno alla nostra sezione, era emersa, da qualche anno, la volontà di iniziare a svolgere attività nel settore scientifico, allineandoci con l’attività svolta a livello centrale del Club Alpino Italiano, con l’intento di cercare un completamento della nostra attività. Riteniamo infatti che l’attività scientifica, anche se solo divulgativa, possa contribuire ad aumentare il patrimonio di conoscenza dei numerosi frequentatori della Montagna.
Stimolati da una ricorrenza importante quale il 2002 – Anno Internazionale delle Montagne abbiamo ritenuto che fosse giunto il momento giusto per spingerci in questo settore finora trascurato ed abbiamo inserito alcune giornate a carattere scientifico nel programma delle iniziative che la sezione del Club Alpino Italiano di Sesto Fiorentino ha organizzato, secondo le direttive dell’O.N.U. e della F.A.O., per promuovere una maggiore presa di coscienza, a livello internazionale, sull’importanza degli ecosistemi di Montagna.
Ci siamo impegnati ad identificare alcuni settori di interesse, in base alle competenze dei nostri soci ed amici, meritevoli di essere trattati ed affrontati. Poi nella fase organizzativa siamo entrati in contatto con personalità del mondo scientifico che da molti anni si impegnano nella ricerca su ambienti montani e, grazie ai loro preziosi consigli, abbiamo iniziati a muoverci.
Abbiamo visto come l’attività scientifica sia stata in passato il motore primo dell’andare i montagna.
E proprio agli aspetti storici dell’esplorazione scientifica sulle Alpi abbiamo rivolto la nostra attenzione per questa nostra prima iniziativa. Riteniamo che la conoscenza degli aspetti storici e dell’evoluzione del pensiero scientifico nei diversi settori di esplorazione e ricerca in montagna costituisca un aspetto interessante e propedeutico anche per altre iniziative future.
Vogliamo qui ringraziare per l’aiuto il Comitato Scientifico Centrale del CAI, in particolare il presidente Claudio Smiraglia, glaciologo di fama internazionale, Annalisa Berzi, membro del CSC e presidente del Comitato Scientifico Tosco-Emiliano-Romagnolo, e Leonardo Rombai insieme a tutti gli amici della Società di Studi Geografici.
Abbiamo avuto subito un grosso incoraggiamento proprio da Smiraglia quando a gennaio lo abbiamo contattato e gli abbiamo illustrato la nostra idea di ripercorrere dal punto di vista storico le scoperte fatte da naturalisti e scienziati nei diversi settori sulle Alpi. Con lui e con Rombai abbiamo individuato gli esperti dei diversi settori. Abbiamo riscontrato un grosso entusiasmo da parte di tutti e questo ci ha semplificato il lavoro; la partecipazione dei relatori, a titolo completamente gratuito, penso sia segno della loro professionalità e soprattutto del grande amore verso la Montagna.
Abbiamo condiviso con i relatori l’idea che la Montagna continua ad essere oggi, così come lo sarà sicuramente in futuro, un importante settore di studio; ne sono dimostrazione i numerosi programmi di ricerca attivi ed in fase di elaborazione. L’attività di ricerca viene svolta sia sulle nostre Montagne (Alpi, Appennino, Apuane, Monte Morello) sia in altre parti del Mondo, magari alla ricerca di ambienti nuovi, finora inesplorati.
Quindi La Montagna come esplorazione permanente. Pensiamo che questo titolo, suggerito dal professor Massimo Quaini, indichi bene e con semplicità questa attività continua di ricerca. A lui affidiamo il compito di aprire i lavori del seminario. Nelle due giornate saranno affrontati Gli aspetti storici e naturalistici del-l’esplorazione scientifica sulle Alpitra Settecento e Novecento con particolare riferimento alle scoperte principali ed all’evoluzione del pensiero scientifico. La realizzazione di questa iniziativa è stata possibile grazie alla collaborazione ed ai contributi dell’Istituzione dei Servizi Educativi, Culturali e Sportivi del Comune di Sesto Fiorentino (Sesto Idee), del Polo Scientifico dell’Università di Firenze e della Baxter S.p.A. Siamo onorati del Patrocinio del Club Alpino Italiano, della Regione Toscana, della Società di Studi Geografici e del Comitato Italiano dell’Anno Internazionale delle Montagne che si sono associati a quello del Comune di Sesto Fiorentino.Andrea Giorgetti