Absolutely impossible by fair means (assolutamente impossibile con mezzi leali) scrisse Albert Frederick Mummery in un messaggio lasciato in una bottiglia nel 1880 sul passaggio chiave del Dente del Gigante. Due anni dopo il Dente fu salito con l’uso di mezzi artificiali e da quel momento il dibattito su cosa significhi salire lealmente una montagna ha appassionato (ma anche annoiato siamo onesti) generazioni di amanti e di professionisti della montagna.

220px-Albert_MummeryInsieme a tale dibattito si è poi sviluppato un analogo confronto sulla sicurezza, con la (polemica e spesso elitaria, ma sempre citata) contraddizione fra garanzie offerte dai mezzi tecnici e quelle fornite dalla preparazione personale e con una presunta pretesa democratica nella fruizione dell’ambiente montano da parte di tutti.

Lasciando perdere considerazioni sui diritti da scienziati della politica, mi pare interessante notare che mentre ricorrono periodicamente dibattiti sull’uso delle assicurazioni in montagna con chiodi tradizionali, tasselli ad espansione, ancoraggi di varia natura o sulla necessità di affrontare le vie nelle condizioni originali (un concetto ovviamente romantico e irrealistico dato che per lo meno chi ripete una via di Mummery ha le sue relazioni e non esplora qualcosa di incognito) sia sulle nostre montagne, che su altre ben più alte, si discute di sicurezza e frequentazione della montagna in modo ben diverso.

Nelle scorse settimane mi è capitato di leggere due articoli, non collegati fra loro, ma evidentemente con forti relazioni, che raccontano di progetti sul Monte Bianco e sull’Everest che permetteranno di godere di alcune vette, molto note, con totale sicurezza ed evitando alcuni inconvenienti tipici della frequentazione dell’alta quota. Il primo in ordine di temo spiega non tanto come evitare problemi tipici della montagna estrema, ma degli autobus in centro città o dei musei famosi. La coda in effetti è noiosa per tutti, tanto agli Uffizi quanto sull’Himalaya e non ci sono particolari motivi per non evitarla, salvo il fatto che se la coda è sul passaggio chiave verso la vetta dell’Everest forse la maniera migliore per non farla sarebbe salire qualche altra montagna, sempre per chi se lo può permettere. La soluzione proposta invece è meno avventurosa ricorrendo banalmente ad una serie di scale. Per chi conosce le Apuane sarebbe come salire alla croce del Procinto. Con tutto il rispetto, un altra cosa.

La coda sull'Hilary step

La coda sull’Hilary step

La seconda proposta creerà qualche problema proprio a Mummery che sul Bianco rinunciò ad usare mezzi sleali e che invece presto potrebbe fare il tour dell’Aiguille du Midi tranquillamente rinchiuso in un cunicolo di acciaio e cemento che circonderà la vetta. Evitando le polemiche sulla sicurezza mi viene in mente una domanda: come sarà la vista dal baso dell’Aguille che, essendo appunto una guglia, è un sottile sperone di roccia, al momento in cui sarà circondata da un grosso anello di cemento?

L'aiguille du midi oggi

L’aiguille du midi oggi

Il primo articolo si pone delle domande su “our commodification of nature” (la nostra mercificazione della natura). Ma se merce deve essere non si potrebbe almeno ottenere che chi ci vuole proprio andare a tutti i costi e in ogni modo in montagna ci vada in elicottero e solo i giorni dispari, lasciando i pari a noi bischeri che ancora ci saliamo camminando e che non gradiamo molto di trovarci la coda per entrare in un cunicolo di cemento che circonda una vetta?

E gli alpinisti invece non potrebbero smettere di perder tempo a discutere se e quando togliere i chiodi piantati su una parete da chi l’ha percorsa dopo i primi (e perdere ancor più tempo a toglierli per davvero), tollerando quel po’ di sicurezza in più che un chiodo moderno offre per concentrarsi su cose molto, ma molto più grosse?

Mummery, credo, approverebbe.

 

Iacopo Zetti