Una splendida camminata tra i profumi della macchia mediterranea in compagnia del mare, che si domina dall’alto per buona parte del percorso, fino a una baia piccola e solitaria. Cala Cannelle è una meta molto gettonata tra gli appassionati del trekking dolce. Lungo l’itinerario che si deve percorrere per raggiungere la spiaggia, troveremo tantissima flora tipica della macchia mediterranea. Il secondo giorno in bicicletta percorreremo l’’anello che abbraccia la laguna di Orbetello, un percorso ciclabile, in larga parte separato dal traffico veicolare, che unisce la bellezza selvaggia della Duna di Feniglia allo spettacolo di una delle più importanti Oasi WWF dell’intero bacino del mediterraneo
Direzione gita
Checcucci Franco – tel. 336 677 828 e-mail: checcucci.franco@gmail.com
Giachetti Stefano – tel. 338 187 0239 e-mail: giachestefano@gmail.com
Numero di partecipanti ammesso alla gita: 40
Partecipazione: alla gita possono partecipare sia Soci del Club Alpino che NON Soci. Per i NON Soci è necessario aprire una copertura assicurativa per tutti i giorni di escursione al costo di 10€ al giorno inclusa la quota di contributo per la Sezione.
Quota di partecipazione: Il costo per partecipare a questa gita è stimato essere di circa 140 € a persona.
La quota comprende il servizio di mezza pensione in hotel, ingresso con guida al Parco dell’Uccellina il primo giorno e noleggio bici.
La quota non comprende; il viaggio in auto proprie e i pranzi
Pagamenti: Una volta ricevuta la conferma di iscrizione dalla Direzione gita, il partecipante dovrà procedere ai seguenti pagamenti:
La caparra entro il 30 aprile 2026 (uguale per i Soci e NON Soci) di € 70,00
Il saldo entro la data di 30 giugno 2026, che sarà comunicato a tempo debito dalla direzione gita.
I pagamenti dovranno essere effettuati secondo le modalità che verranno comunicate dalla direzione gita dopo la conferma d’iscrizione.
Per eventuali domande rivolgersi alla Direzione gita, grazie in anticipo per il tuo interesse!
Sabato 10 ottobre Trekking
Si sale dalle rovine di due grandi cisterne romane per una macchia alta di lecci, lungo un antico percorso doganale, fino a raggiungere il “Semaforo”, un vecchio punto di avvistamento militare. Da qui si gode un primo magnifico panorama sulla costa rocciosa del Parco, dalla Torre di Capo d’Uomo, alle porte di Talamone, in su. Il sentiero prosegue sulla cresta, in una macchia bassa mista e gariga, con vedute sia sul mare sia sull’entroterra, fino al secondo punto panoramico di Punta del Corvo. Da qui in realtà il panorama è quasi continuo, perché si comincia scendere lentamente lungo costa, su un sentiero che corre alto sul mare, in un alternarsi di macchia bassa e tratti di leccio più alta. Lo sguardo spazia sul Tirreno, sull’Argentario, l’isola del Giglio e l’Elba, e quando il cielo è limpido anche su Montecristo e sulla lontana Corsica. Si continua a scendere, e da Poggio Tondo il sentiero si immerge in un bosco di lecci d’alto fusto, per un’ultima discesa un po’ più ripida verso il Fosso della Campana e la Torre delle Cannelle (proprietà privata, non visitabile).
L’arrivo al mare è su un antico approdo, forse degli etruschi. Sullo scoglio piatto che si protende nel mare, il cui livello era all’epoca più basso, si trovano ancora tracce dell’attività di un forno per la fusione dei minerali ferrosi portati qui dall’isola d’Elba. Si riparte per una salita dentro una bella lecceta d’alto fusto, ripida ma non lunga, fino all’Apparita, uno slargo sommitale dove la vista spazia questa volta verso l’interno, fino al monte Amiata. Da qui, praticamente in piano, si torna verso sud sul sentiero che attraversa prima una macchia alta e poi una più bassa. Si passa per un ultimo punto panoramico sulla cima della cresta, con tanto di piccola altana di legno da dove si vede da Ansedonia al promontorio di Piombino, poi giù su un bel sentiero affacciato sulla piana che precede Talamone, e si torna alle Cisterne romane.
Difficoltà:
Difficoltà: E
Distanza: km 9,00
Dislivello: mt 400 + Dislivello: mt 400 –
Tempo: ore 4,30
Domenica 11 ottobre Bicicletta
Percorreremo in bicicletta l’’anello che abbraccia la laguna di Orbetello, un percorso ciclabile,
in larga parte separato dal traffico veicolare, che unisce la bellezza selvaggia della Duna di
Feniglia allo spettacolo di una delle più importanti Oasi WWF dell’intero bacino del
mediterraneo.
Attraverso una delle più belle green way dell’Italia centrale. Partiamo dal centro di Orbetello
ed entriamo su via di Cameretta, stretta via secondaria delimitata da caratteristici muretti a
secco, percorrendola fino a incrociare un cancello di sbarramento. Un passo d’uomo ai lati del
cancello ci permette di entrare in una strada ciclabile che si protende tra il rialzato della
ferrovia e la laguna di levante alla presenza di aironi cenerini e garzette. Nei pressi di un
sottopasso ferroviario, arriviamo alla base del colle di Ansedonia.
Una volta usciti dal cancello della strada ciclabile, proseguiamo sulla destra fino ad oltrepassare
il Taglio di Ansedonia, uno dei due canali artificiali che collegano la laguna con il mare aperto.
Siamo giunti ai cancelli della Riserva della Duna di Feniglia, le sensazioni di benessere e di
bellezza che proveremo pedalando i successivi sei chilometri, vale da sé il viaggio. La duna di
Feniglia è attraversata da due sentieri,noi percorreremo il secondo da dove si diramano le
traverse che raggiungono la spiaggia affacciata sul mare aperto. Utilizziamo quella segnalata al
terzo chilometro per arrivare ad ammirare lo splendido paesaggio che ci offre la natura. Più
avanti, in una piccola radura, una stele di marmo bianco si erge dal sottobosco a memoria di
uno dei più grandi pittori della storia dell’arte, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, che su
questa spiaggia giunse moribondo nel 1610, per spengersi poco tempo dopo a Porto Ercole.
Usciti dall’area protetta, si entra nel tratto di itinerario che corre ai piedi del Monte Argentario.
Poco dopo incontriamo la pista ciclabile in fregio alla Strada Provinciale Orbetellana. Si pedala
fino ad incrociare la diga artificiale che congiunge l’Argentario alla penisola di Orbetello.
Costruita nel 1841 da Leopoldo II di Lorena, la diga divide la laguna in due specchi d’acqua,
Levante e Ponente, fino al 1944 vi passava la ferrovia che collegava Orbetello Scalo a Porto
Santo Stefano. Pedaliamo tra le due acque sotto lo sguardo dell’antico mulino a vento di epoca
senese, una delle costruzioni simbolo della città lagunare, per proseguire fino alle viuzze del
centro storico di Orbetello.
Difficoltà: E
Distanza: km 21,00
Dislivello: mt 50 +; Dislivello: mt 50
Tempo: ore 4
Per visualizzare la descrizione dettagliata sui livelli di difficoltà del Club Alpino Italiano vai alla sezione del sito dedicata con questo link. In ogni caso si rimanda il partecipante alla presa visione del REGOLAMENTO GITE.