Le premesse non erano delle migliori: gita non effettuata lo scorso anno per neve; quest’anno l’abbiamo riproposta a fine luglio con la speranza di avere più fortuna: bé  siamo capitati nell’estate più strana dal 1932: temperature assolutamente sotto la norma, pioggia a go-go.
Ugualmente decidiamo di effettuare la gita; il rifugista del Coldai ci ha detto che la ferrata è fattibile; altre informazioni danno neve o ghiaccio sulla cima; eventualmente faremo tutti il sentiero Tivan, che comunque ci offre una visione magnifica su tutto il comprensorio.
Partenza in pullman, saluti, chiacchiere con gli amici, atmosfera giocosa e fiduciosa: nessuno è convinto che questa ferrata sarà fatta, ma tutti ci speriamo.
E’ una di quelle ferrate che ti attraggono, tecnicamente non difficile, ma importante con i suoi 1000 metri di sviluppo, nel più tipico degli ambienti dolomitici, su un massiccio imponente; cima 3220 mt, più o meno come il Pelmo, 3160 mt, che ti trovi di fronte in tutta la sua solitaria bellezza; discesa per via normale impegnativa, a volte protetta, che ti obbliga a non mollare mai la concentrazione.
Tutti siamo determinati ad affrontarla, ma quello che ci troviamo ad affrontare dopo due ore di viaggio è la difficoltà della sosta in autogrill !!!!!!!!!
Proprio così. Mentre siamo tranquillamente a rifocillarci, un ticchettio sempre più forte ci fa alzare gli sguardi verso l’alto: una bomba d’acqua si sta abbattendo proprio qui…va bene… meglio qui ora  che in montagna dopo… ma non smette e l’autista e i primi audaci si sono completamente bagnati per raggiungere il pullman, dopodiché un inserviente, preso a compassione, ci ha indicato una uscita d’emergenza , a cui il pullman si poteva facilmente avvicinare evitandoci così un bagno fuori programma … se il buongiorno si vede dal mattino !!!!!!!!!!!
Arriviamo a Pecol che piove, abbiamo davanti due ore di cammino per raggiungere il rifugio Coldai;  fortunatamente Fabiano contatta la responsabile del campeggio Civetta che ci permette di sostare nella stanza  comune e usare i bagni; a lei vanno tutti i nostri ringraziamenti.
Facce perplesse, facce deluse, facce impazienti, le domande rimbalzano dentro e fuori di noi, ma non c’è risposta se non l’attesa.
Il meteo dice che alle 15 smetterà.. e a quell’ora noi partiamo per il rifugio sotto una pioggerellina che via via diminuisce e in breve cessa definitivamente.
La vegetazione intorno a noi è lussureggiante, man mano che andiamo avanti, le cime si liberano dalle nuvole e alternativamente si presentano in tutta la loro bellezza.
Bene, prima tappa raggiunta senza danni.

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Prendiamo posto al rifugio, lasciamo gli zaini e proseguiamo per il sentiero che porta al laghetto alpino Coldai vicino all’omonimo passo. L’animo si apre davanti a questi spettacoli e ti senti tutt’uno con quello che vedi, l’involucro che chiude le emozioni sparisce e le puoi decodificare tutte.

Rientriamo e ci confrontiamo col gestore del rifugio, con altri escursionisti e infine col rifugista del Torrani, per avere una situazione quanto più realistica di ciò che troveremo sulla ferrata. La conclusione è che è percorribile, ma sulla cima c’è neve e ghiaccio per cui conviene uscire sulla cengia a 2930 mt.
Ceniamo con questa convinzione lasciando la decisione finale all’indomani mattina secondo il tempo che avremo e che le previsioni mettono buono fino alla 2 del pomeriggio. Questo impone una andatura veloce e senza intoppi, e considerando che siamo 33 con Carlo e Ilaria, che sono venuti con mezzi propri, l’impresa non è facile.
La serata passa velocemente  fra domande, risposte, riflessioni, richieste, tutto nell’incertezza più totale.
Domenica mattina il tempo è buono, ma si prevede pioggia per le 14, la ragazza del Coldai ci dice invece, che non pioverà perché? … “sarà così”.
Partiamo di buon passo e presto si delineano due gruppi: uno più sicuro e veloce, l’altro più incerto soprattutto sui nevai che incontriamo numerosi sul sentiero Tivan, e quindi più lento.

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Il primo gruppo arriva all’attacco della ferrata determinato a salire, aspettano soltanto l’ok dei capogita; Stefano e Riccardo insieme a Carlo formano il gruppo, partono in 14. Iniziano a salire e senza particolari difficoltà raggiungono la cengia a 2930 mt che porta direttamente al rifugio Torrani. La cengia è stretta e a tratti scoscesa e richiede particolare attenzione e delicatezza anche se in alcuni punti è protetta.
Tutti si muovono con la dovuta accortezza e dopo un bel po’ di tempo arrivano al rifugio con l’intenzione di mangiare qualcosa di corroborante. Il rifugista è solo e ha finito tutte le provviste!!! Riesce a mettere insieme solo brodo di verdura dove non resta altro da zuppare  .. fette biscottate.. il miglior intruglio che si potesse avere !!!!!!!!!

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La discesa per la via normale si presenta purtroppo in condizioni peggiori di quanto indicato a causa dei nevai che ancora persistono lungo il percorso, nonostante sia la fine di luglio.

Con molta cautela affrontano la discesa che prende più tempo del previsto, ma alle 17.00  sono al pullman giusto in tempo per evitare la pioggia che inizia a cadere alle 18.00.

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Nel frattempo,  quattro amici del gruppo rimasto scendono direttamente a Pecol, mentre io e gli altri decidiamo di continuare sul sentiero 557 che si snoda sul fianco della Civetta e che porta alla base del canalone per la forcella delle Sasse.
A questo punto solo in sei attacchiamo subito la ripida salita, fra roccette e ghiaioni, 400 mt di dislivello che non molla mai, e dà l’impressione che la forcella sia lì vicino, invece non arriva mai. Infine dopo aver superato una piccola conca di neve, ci affacciamo sul  Van delle Sasse, circondato da alte cime e torri con colori e contrasti magnifici.
Gli altri amici, con Fabiano, nel frattempo sono rientrati a Pecol percorrendo il sentiero che ora  facciamo anche noi.
Alla fine, benché caratterizzata da totale incertezza, la gita è ben riuscita, la formazione spontanee di questi gruppi ha permesso a tutti di scegliere ciò  che più gli piaceva e il tempo ci ha effettivamente graziati.