Spesso le cose migliori nascono dal caso, spesso attività pianificate nei minimi dettagli non risultano essere le migliori.

Quando il GABML decise di organizzare un’uscita su neve la mente corse subito alle distese glaciali del monte Rosa, relativamente facili, molto remunerative e di semplice organizzazione, fu così che il 25-26 aprile si partì in direzione Alagna……ops si sarebbe dovuti partire! Come spesso accade parlando di alpinismo, specie se in quota, la meteo e le condizioni della montagna comandano e decidono chi e quando si può salire. Fu così che avvenne la rinuncia: per tutti alla gita, per qualcuno ad un sogno, per altri ad un’uscita studiata e preparata.

Ma ormai un gruppetto si era radunato la voglia di neve ancora non si era sopita e fu così che due macchine, il 25 aprile, partirono alla volta del Gran Sasso località Prati di Tivo (1’445 m s.l.m.). Dopo il solito tradizionale rito del “non posso più”, “ho cambiato idea”, ecc sono partiti sei membri del GABML, come si suol dire: pochi ma buoni! Ma si sa le nostre risorse sono infinite e così all’arrivo ci hanno raggiunto altri 2 affiliati marchigiani ed ulteriori due “ospiti” si sono aggregati direttamente il 26.

L’arrivo non è dei migliori: albergo senza infamia e senza lode, ma si sa siamo alpinisti e non f…falesisti; meteo grigia e nuvolosa, temperatura alta e neve ancora abbondantissima. Cavolo ad aprile di solito la neve c’è solo nel canale, non nei 500 metri sottostanti! Dopo 5 minuti già sei paia di occhi scrutavano il versante del Corno Piccolo: chi vede la via del Canalone, chi il Sivitilli, chi la Prima Spalla e qualcuno addirittura percepisce la cresta…..a tutti paiono poca cosa questi canali rispetto a quelli apuanici e quando già si individuavano i primi obiettivi ecco una provvidenziale folata di vento…..Le nuvole si spostano e finalmente il Gran Sasso si mostra in tutto il suo essere montagna, quelli che sembravano canali erano i percorsi di avvicinamento, quelle che apparivano le rocce di cresta e dello spallone erano i banali passaggi di M1 per arrivare…..all’attacco dei canali e questi ultimi apparivano tutt’altra cosa, ovviamente. La vetta non era esattamente a portata di mano fosse solo per i 1’000 m di dislivello e le pendenze di accesso mai inferiori ai 40°.

Una volta constato l’impegno realmente necessario è apparso chiaro a tutti cosa era necessario fare: prove di auto arresto nel bosco dietro l’albergo!

26 aprile

ore 4:00 – ma chi me l’ha fatto fare, perché non mi sono iscritto alla bocciofila dietro casa.

ore 5:00 – sì Claudio s’era detto già in cammino e sto ancora cercando di incastrare due fittoni nello zaino, d’altra parte se siamo Bravi ma Lenti un motivo ci sarà pure no?

ore 5:15 – ormai, con l’aumentare della pendenza sotto le scarpe, l’idea che fosse meglio darsi alle bocce è diventato certezza.

ore 5:45 – il fiato è rotto, ormai siamo svegli, mirare al boccino non m’è mai riuscito….vediamo di godercela sta salita poi ormai mancano solo 600 m di dislivello e che saranno mai.

Dopo un lungo tratto a pendenza costante sotto la seggiovia e un paio di balzi rocciosi che hanno fatto assaporare ai neofiti il piacere del rampone che gratta sulla roccia si arriva finalmente alla base del canale Sivitilli (300 m PD+ 40°/45°, un tratto a 50°).

In pieno stile GABML, ovvero tutti insieme, ma ognun per se, si assiste a diverse interpretazioni: senza ramponi, sciolti, in conserva più o meno lunga. La soddisfazione per tutti è però uscire sulla cima della Prima Spalla (2’585 m s.l.m.) e da qui ammirare l’incomparabile spettacolo che si dipana a 360°di fronte agli occhi: i monti della Laga, il Corno Grande, la val Maone e Intermesoli con i suoi pilastri.

Per i più infaticabili ecco gli ultimi 150 m di dislivello per arrivare in cima al Corno Piccolo (2’655 m s.l.m.) e poter dire che il GABML per questa volta è arrivato in cima ed ha fatto vetta! E da lassù quanto mai appaiono vere le parole degli amici anconetani dei giorni precedenti “il Gran Sasso non delude mai”.

La discesa si svolge lungo la via del Canalone (280 m PD 40°-45°) percorso nel tratto più ripido in dearrampicata assistita per dare quel giusto grado di sicurezza a coloro che una discesa a 45° avrebbero forse preferito farla con gli sci!

Poi gli ultimi 500 metri di discesa su neve o meglio acqua fino alle ginocchia, tanta stanchezza ma anche tanta gioia per una gita riuscita bene, un gruppo acerbo, ma che va rodando i meccanismi e la consapevolezza di condividere lo stesso gusto e lo stesso modo di andare per monti.

Per coloro che sono in pensiero anche questa uscita si è conclusa con i due momenti che non possono mai mancare: cambio integrale dei vestiti in mezzo ad un parcheggio con sguardi di imbarazzo dei passanti e merenda ristoratrice.

Personalmente, ed è il bello della montagna vissuta integralmente, porto a casa qualcosa: la soddisfazione per aver portato a termine una bella uscita; la gioia negli occhi dei compagni giunti in cima; la certezza che il GABML anche questa volta ha raggiunto il suo scopo; su due fittoni la sosta ad asola inglobata non è una scelta giusta, però dai tanto brutta non era….e la necessità di ricomprare i ramponi (Cladio te lo prometto).

Una sola nota stonata, il 25 aprile il Nepal è stato colpito da forte terremoto che ha coinvolto anche tanti alpinisti: il nostro pensiero va in particolare a Gigliola, Oskar, Renzo e Marco, resterete sempre nei cuori degli amanti della montagna.

Nota Storica

Ernesto Sivitilli (1902-1940), Accademico del CAI, fu il pioniere dell’ alpinismo e dello sport sciistico del centro meridione d’Italia, creatore del gruppo sportivo «Aquilotti del Gran Sasso»; con ardimentose arrampicate, estive ed invernali, conquistò metodicamente la maggior parte delle pareti e delle creste del Gran Sasso. Nel 1925 fonda gli Aquilotti di Pietracamela, con molti anni di anticipo su Scoiattoli e Ragni, avvicinando con entusiasmo un gruppo di ragazzi del paese all’arrampicata e allo sci. fu nominato direttore tecnico delle «Scuole di roccia» promosse dal CAI dell’Aquila e dal CAI di Teramo, portando le due Sezioni alla conquista dei Trofei Nazionali più ambiti ed all’affermazione degli sciatori abruzzesi sul piano nazionale. Promosse personalmente varie iniziative tra cui quella di battezzare una vetta del Pizzo Intermesoli, alta m. 2287, da lui stesso scalata la prima volta nell’anno 1928, con il nome del papa alpinista Pio XI, nome che fu imposto con solenne manifestazione sportiva-religiosa e alla presenza del numeroso pubblico, convenuto da tutto l’Abruzzo al Gran Sasso il 25-9-1928. Scrisse la prima guida del Corno Piccolo, partecipò a tutte le spedizioni di soccorso alpino nel gruppo del Gran Sasso.

Filippo Martinelli