Chi come molti soci delle sezioni toscane del CAI frequenta da tempo le Alpi Apuane non può fare a meno di ricordare i profili diversi che vedeva contro l’orizzonte anche solo pochi anni fa. Anche chi semplicemente si trovi a percorrere la galleria del Cipoillaio per passare dalla Versilia alla Garfagnana non può fare a meno di notare che, non molto tempo addietro, prima di entrare in galleria, vedeva una montagna in distanza sulla sua sinistra che oggi non esiste. Così forse penserà che questa non è che una delle tante creste e vette su cui non salirà più perché semplicemente non esiste più. E ancora chi avesse dormito anni fa al rifugio Aronte forse oggi non avrebbe l’impressione di stare nello stesso posto in quella piccola costruzione rossa non più su un passo che collega i due versanti della nostra catena di Alpi domestiche, ma sull’orlo di un enorme cantiere polveroso e sopra l’imbocco di una grande galleria da cui escono macchine scavatrici di enormi dimensioni e camion carichi di marmo, oltre a fumi inquinanti e forti rumori.

Le Apuane presentano una cava ogni 3 chilometri quadrati e nel comune di Carrara si tocca la densità di 7 cave per chilometro quadrato. Le Apuane sono sede di attività estrattiva da tempo immemore, la coltivazione del marmo è parte integrante della loro cultura e del loro paesaggio, come ben ci rendiamo conto salendo le numerose vie di lizza, ma negli ultimi 50 anni si è asportato più materiale che in tutti i secoli precedenti. Michelangelo, spesso citato per ricordare che estrarre è cosa antica e fruttuosa per tutti, non riconoscerebbe più alcun luogo e non perché oggi ci sono strade e automobili, ma perché semplicemente le sue montagne non esistono più. Per altro, vale la pena ricordarlo, i blocchi asportati non sempre sono utilizzati per dei David, ma spesso per un consumo che con la tradizione e l’arte ha ben poco a che vedere.

caveIn questo quadro, la scorsa primavera, la Regione Toscana ha adottato il suo nuovo piano paesaggistico regionale, uno strumento che per sua natura ha la possibilità di introdurre una regolazione più stringente sulla questione cave di marmo, oltre che su altri punti di interesse per chi sulle montagne ci va e spera di poterci andare ancora a lungo in un ambiente salubre e preservato contro il degrado. Purtroppo, dopo una prima versione più attenta al tema il piano ha subito notevoli trasformazioni, proprio per consentire con pochi controlli escavazioni sempre più ingenti, fino alla riapertura senza troppi ostacoli di cave ormai chiuse da 20 anni.

Molte sono in questo periodo le iniziatiche che tentano di ottenere una forma di protezione più efficace ed efficiente. In alcuni casi vi sono state osservazioni al piano paesaggistico, richieste cioè di correzione delle disposizioni che questo contiene che possono essere presentate da qualsiasi cittadino. Il prossimo 8 novembre a Firenze si svolgerà un convegno sul tema e anche gli organi ufficiali del CAI, già in passato, avevano preso una posizione molto critica.

Per chi volesse far sentire la sua voce, infine, è ancora aperta una petizione al presidente della regione.