12 aprile, destinazione Panzano in Chianti per la prima delle escursioni dedicate ai “paesi del vino”. Vabbè, dài, Panzano… chi non la conosce? Sulla Chiantigiana, passato Greve, in vetta a un poggio che separa la Val di Greve dalla Val di Pesa, la festa del vino, la macelleria del Cecchini…. E invece, grazie ai suggerimenti di amici ‘panzanesi’ siamo andati alla scoperta dei tesori nascosti di questo pezzetto di Chianti.

Si arriva verso le 9,30. Il paese è ancora sonnacchioso. La piazza semideserta nonostante i richiami profumati e multicolori dei banchetti del mercato. Si vede che qui i tempi sono scanditi ancora dall’ora solare…. Si parcheggia fuori le case, nello spiazzo accanto al cimitero. Un’occhiata al panorama, un paio di battute e ci si mette in moto. Pochi passi e siamo già immersi in quel paesaggio che il mondo ci invidia: sequenze di filari, oliveti, cipressi, casali fioriti, fattorie. Ogni volta una nuova scoperta, non ci si abitua mai.

Prima tappa la Pieve romanica di Panzano dedicata a San Leonino, giusto pochi minuti prima che inizi la funzione. Un’occhiata veloce ai tabernacoli in terracotta invetriata, al trittico della Madonna col bambino di Mariotto di Nardo e si svicola nella splendido chiostro da cui poi, senza disturbare i fedeli, si può uscire sul piazzale antistante. Il colpo d’occhio sul Castello e l’antico borgo di Panzano, sul poggio di fronte a noi, è davvero notevole.

Una grande quercia segna l’inizio della viottola che scende verso il boschetto e passa di fianco alla fattoria di Fontodi con la sua spettacolare cantina che segue l’andamento discendente del terreno e la cui copertura è una terrazza altrettanto spettacolare: aiole ricolme di rosmarino e una balconata da cui si domina la cosiddetta “Conca d’oro”, anfiteatro naturale rivestito dai famosi vigneti del Chianti Classico, che si estende dal paese al fiume Pesa, e intorno alla quale si snoda il nostro itinerario.

Si prosegue verso l’abitato di Sant’Eufrosino (confidenzialmente San Frosino), un oratorio con un bel porticato e un gruppo di case ormai praticamente abbandonate, un tempo meta di pellegrinaggi legati al culto di una sorgente dotata di poteri taumaturgici, il Fontino di San Frosino, un tempietto circondato da alti cipressi che si trova poco lontano.

La viottola continua a scendere verso la Pesa costeggiando il bosco, rifugio di daini e caprioli, ghiotti dei teneri germogli delle viti…. Arrivati al piano, un’occhiata al complesso del Mulinaccio poi, seguendo il corso del fiume si attraversa il borro e, alla strada bianca, si prosegue a sinistra in direzione del Mulino Botti, sede di un’associazione culturale che vi organizza i centri estivi per bambini. Sembra davvero di essere entrati in una favola: asinelli che pascolano tranquilli nei prati, gatti pasciuti in cerca di coccole, sculture e vecchie botti variopinte, casette per uccelli colorate appese agli alberi e, sorpresa!! una nave di legno, con tanto di tolda e timone, in mezzo a un mare di margherite! Poco più avanti lungo il Borro della Massa un circolo di tronchi tagliati ad altezza sedile: il posto ideale per una sosta.

Un panino, quattro chiacchiere e molto buonumore e siamo pronti per ripartire. Si percorre a ritroso lo stesso stradello fino alla strada bianca che prendiamo in salita, direzione Panzano. Le vigne sono in gran parte recintate per tenere a bada i golosi caprioli e lungo strada si trovano spesso cancelli che però non impediscono il transito di mezzi e persone, basta avere l’accortezza di richiuderli dopo il nostro passaggio.

Si passano così il castello di Rampolla e le case di Santa Lucia in Faulle, poi la strada spiana e siamo già in vista del Castello, la parte più alta e più antica di Panzano che ha ancora ben conservate buona parte delle mura.

Lasciato lo sterrato, fatti pochi passi lungo la strada provinciale, si entra nel Castello dall’unica porta di accesso sulle mura e, attraverso l’unica stradina si arriva ad una piazzetta sulla quale si affaccia il cassero, un’alta torre che svetta su tutti gli altri edifici. Seguendo la viuzza si sbuca a fianco della chiesa di Santa Maria e si entra nel borgo di impianto medievale, articolato su due strade che dal Castello arrivano a una piazzetta.

Passato l’arco d’ingresso di Panzano Alto, si fa una deviazione a sinistra seguendo l’indicazione per la fattoria Le Fonti dove ci aspetta Vicki che ci racconta, in tedesco/chiantigiano, come fa il suo vino e per farcelo capire meglio ce lo fa assaggiare seduti belli comodi in terrazza affacciati sul versante della val di Greve. Proprio la giusta conclusione di una piacevolissima giornata.

Un grazie di cuore ai compagni di strada e un grazie particolare a Mario, Giovanni e Franco di Panzano per le ‘dritte’ e a Paolo che è venuto apposta ad aprirci l’oratorio di San Frosino e, dopo avercene raccontate le vicende, ci ha messi sulla giusta strada per il Fontino.

Elisabetta e Tiziana