Un progetto che unisce scuola, territorio e innovazione per raccontare la natura che spesso non vediamo. L’incontro del 12 maggio sarà l’occasione per presentare il percorso iniziato a ottobre 2025 dalle classi terze della Scuola primaria Balducci di Sesto Fiorentino, protagoniste di un’esperienza educativa immersiva dedicata alla scoperta della fauna di Monte Morello.
Guidati dai volontari del CAI e con il supporto dell’associazione La Racchetta, gli alunni hanno partecipato a un’attività che ha integrato osservazione sul campo e strumenti tecnologici. Dopo le prime esplorazioni sul territorio, i ragazzi sono stati coinvolti direttamente nel processo di monitoraggio: dalla comprensione dei comportamenti della fauna alla scelta dei punti più adatti per l’acquisizione di immagini, fino alla lettura e interpretazione dei dati raccolti.
Il contributo tecnologico de La Racchetta ha reso possibile trasformare l’esperienza in un vero e proprio progetto di ricerca in scala educativa, permettendo di documentare la presenza di animali selvatici e restituirne immagini e video che saranno condivisi durante la serata.
Accanto a questo, fondamentale è stato il valore didattico del percorso, che sarà raccontato dagli insegnanti della Scuola Balducci: un lavoro che ha favorito nei bambini lo sviluppo di competenze scientifiche, capacità di osservazione e una maggiore consapevolezza del rapporto tra uomo e ambiente.
La serata, condotta da Stefano Rolle del CAI, vedrà anche il contributo di esperti e rappresentanti del territorio, offrendo uno sguardo completo su un progetto che coniuga educazione, cittadinanza attiva e tutela ambientale. L’iniziativa si inserisce nell’ambito del progetto “Radici di Comunità”, dedicato alla valorizzazione dell’ambiente e del legame tra comunità e territorio, che sarà introdotto da Francesca Ugolini, responsabile del progetto per il CNR.
La partecipazione è libera e gratuita, con prenotazione obbligatoria tramite questo modulo fino a esaurimento dei posti disponibili in sala.
Un’occasione per scoprire da vicino le “presenze silenziose” che abitano il nostro territorio e il lavoro condiviso che ha permesso di renderle visibili.
